Recensione della critica d’arte Vera Meneguzzo.

L’abilità delle mani sulla materia è un’arte antichissima. Chissà quale emozione provò il primo uomo quando riuscì a ricavare dalla creta una forma! Forse simile a quella di Anna Balestrieri nel foggiare ogni sua opera.

Legata ad un genere prettamente figurativo, l’artista utilizza con uguale destrezza il bronzo , il legno, la pietra leccese per lavori di toccante espressività, soprattutto quando sceglie per soggetto il corpo femminile.

Insolita la sua ballerina chinata in avanti, che attrae non solo per l’impeccabilità angolare del corpo ma per la misteriosità dei capelli che le coprono il volto. Vuole forse nascondere la fatica? L’ansia per continuare la danza? Il dubbio se alla fine ci sarà o non ci sarà l’applauso?

Di uguale suggestione, sia nella versione in bronzo che in legno, la figura di donna seduta, pettinata con uno chignon, che appoggia il gomito al ginocchio formando quasi un triangolo corrispondente alla stessa geometria fra la coscia ed il piede appoggiato a terra. Più mentale l'”Ala”, realizzata in pietra leccese, che comunica sinteticamente l’idea di un volo che potrà essere incerto o sicuro.

Anna Balestrieri è anche pittrice di oli su tela. Natura e paesaggio si colorano di realistiche tonalità capaci di trasportare l’osservatore sulle rive di un ruscello che scorre tra alti alberi, oppure nella mutabilità delle luci nel bosco. Ricordi di luoghi in “Laguna di Marano” e in “Procida”, ancora così vivi da diventare arte.

Vera Meneguzzo

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